Guardando le foto-composizioni di Witkin ci si chiede subito: ma perché? Eppure osservando a fondo ciò che l’eccentrico artista di origine russa crea ci si interroga sul suo modo di concepire l’arte della fotografia. Spesso si pensa erroneamente che l’arte sia necessariamente infiltrata di una qualche follia e strano senso di mania. Ebbene, non penso che si sia artisti perché si è considerati un po’ folli. Non c’è alcuna romanticheria nella follia e c’è invece tanto scardinamento nell’arte. Lo scardinamento appartiene anche alla ragione che lascia gli ormeggi?
Con la bellissima voce di Elena Ledda in concerto a Cagliari nel 2005 con la canzone Tres mamas, Tre madri, in omaggio alla memoria di Fabrizio De André.
AnneTyler ha il potere di incantarmi perché sa raccontare piccole storie della quotidianità e tutto quello che scrive prende valore e significato. Entra con mano leggera nei suoi personaggi e li rende così veri, che ti pare di conoscerli da sempre. Con loro ti sembra di poter parlare, di poter partecipare alle loro piccole gioie, alle loro delusioni, alle loro tristezze. E’ gente comune a popolare i suoi libri, quella gente che nessuno nota e che trascorre la sua vita accanto alla nostra, persone giudicate il più delle volte insignificanti e senza volto.
Lenzuoli sulla spiaggia
e un mazzo di fiori
al vostro coraggio:
questo resta di quel viaggio
meditato da tempo
all’ombra nera della povertà
e su cui s’aggiravano fiutando
sciacalli ciechi di luce e di pietà.
“Un amore senile e altre spezie è un ritratto in versi (parola e immagine svolgono nella tensione espressiva di Ario, poeta e pittore, una funzione sinergica) di un uomo il cui bilancio esistenziale nel declinare dei suoi giorni e nell’incedere dell’ombra è vivificato dal miracolo di un ultimo amore, quasi insperato, capace di trasformare la senilità in un tempo felice di trepide attese.
Intervista a Francesco Costa, in libreria per SALANI con “PRESTO TI SVEGLIERAI”
di
Simona Lo Iacono
Ho sempre pensato che ci siano scrittori che affondano tra le maglie di una città. Che le rotolano accanto col respiro. Con i propri sogni.
Scrittori di sogni e di città, diciamo allora. Che sfiatano gli stessi sboffi del vulcano che li domina. E che ne condividono il destino fatto di precarietà e sorrisi. Quella leggerezza che solo chi vive a contatto con una terra prossima a tremare e a spaccarsi sotto il passo, è in grado di raccontare.
E allora facciamo per un attimo finta di essere a Napoli.
Andiamo incontro a Francesco Costa, edito in questi giorni da Salani con “Presto ti sveglierai”.
Mi tolse la forza in ogni minuto,
Mi prese la vita in ogni ora,
mi prosciugò come una luna ammalata
che fiacchi la trottola del mondo. Continua a leggere
Giuro che non avevo visto il post di Morena! Giuro che ieri notte, alle 2 meno un quarto, stavo per alzarmi (in preda alla mia quasi cronica insonnia ) per proporre un gioco che non ha niente di nuovo ma, tant’è: mi è venuta voglia di giocare e di giocare con voi.
Il web è terreno fertile per la scrittura e per nuovi modi di proporla. Il confronto con la scrittura altrui e la sollecitazione a scrivere che deriva da idee nate come ‘per caso’, in un brainstorming virtuale ma neanche tanto, può portare a risultati sorprendenti e anche divertenti.
E’ il caso di questo gioco inventato da Barbara Garlaschelli e da Enrico Gregori: scrivere un racconto ispirandosi a una parola scelta da chiunque avesse voglia di farlo.
Un’opera di Kristina Bastian:“Sogno” - tecnica mista su carta - 2002
E questa è una delle sue poesie preferite:
Rosa Ortensia
Chi immaginò quel rosa? Chi seppe anche,
che in questi globi era raccolto?
Come cose indorate che si sdorano
smorzando adagio il rosso, quasi consumandolo. Continua a leggere
E se invece fossimo angeli
legati ai tendini e ai muscoli
inchiodati di ossigeno e carne
e se fossimo d’aria e di luce
insensibile ammasso di fango
e se fossimo franchi di sangue Continua a leggere
Un caleidoscopio di storie al femminile in cui ogni lettore potrà riconoscere una piccola traccia di sè
La ragazza con la valigia è una raccolta di bozzetti poetici al femminile. Ogni bozzetto è un piccolo grano di una storia più ampia, fatta di solitudini, di abbandoni, di malattie, di desolazioni; piccole storie quotidiane ascoltate e raccontate in versi sul filo dell’immaginazione, della storia e della memoria.
Il trait d’union di questi incontri è l’esperienza del dolore, vissuto come momento di frattura tra sè e il mondo, nelle molteplici sfumature del disagio, della rabbia, dell’isolamento, dello smarrimento fisico e interiore.
ero roccia:
pietra di vulcano
ferro calore potenza
di lava liscia e bollente
grassa e sinuosa
in rigagnoli protesi
al cristallo dell’acqua.
ero rialzi immensi
di vapore duro e metallico
e crolli improvvisi
sul centro rotondo
a modellare sentieri e pianure
stretti su acuti richiami
al cielo: montagne.
sono roccia,
pietra di vulcano dimenticato;
il vento, levatrice complice
del tempo in cui nacqui
mi ha levigata,
ha ammorbidito gli spigoli
che graffiavano il cielo. Continua a leggere
La guardavo intensamente, la mia mano triste era posata sulla sua fronte gelida come un marmo, ammiravo i suoi capelli quasi tutti caduti a causa della chemioterapia che i medici avevano effettuato prima della sua morte. Speravano che in questo modo avrebbe potuto vivere più a lungo, ma invano, quel feroce tumore che aveva aggredito il suo corpo le tolse la vita senza alcuna pietà… Le sue labbra sembravano così sorridenti che pensavo stesse solo dormendo in quella rigida bara e a quel punto desiderai tanto fare la stessa cosa, lì accanto a lei… Cercavo di bloccare le lacrime nei miei occhi ma inutilmente, uscivano lo stesso, per cui decisi di prendere dalla tasca il mio fazzoletto, solo che ne trovai stranamente uno dei suoi, sul quale aveva ricamato, con le sue abili dita, le nostre iniziali, abbellite da due fiori.
È stato il mio conterraneo Vincenzo Pardini, che mi onora della sua amicizia, a consigliarmi la lettura di questo romanzo e di questo autore che non conoscevo.
Nato a Modena nel 1897, Guido Cavani fa il tipografo, poi entra a lavorare presso il Comune di Modena. Ama la letteratura e vi si dedica da autodidatta. Nel 1923 compare la sua prima raccolta di poesie: “Liriche campagnole”, a cui fanno seguito: “Lumi di sera” (1940); “Solitudini” (1950); “Misericordia del tempo” (1954); “Nei ritorni a me stesso” (1960); nel 1958 esce il romanzo che darà all’autore vasta notorietà, “Zebio Còtal”, ristampato da Feltrinelli nel 1961 con prefazione di Pier Paolo Pasolini, che portò lo sconosciuto autore all’attenzione del mondo letterario; nel 1967 (l’anno della sua morte) esce la raccolta di racconti “Racconti in penombra”. Collabora anche alle riviste “Paragone” e “La fiera letteraria”.
SEDILO (OR). L’Ardia più famosa di tutta la Sardegna è quella di Sedilo, piccolo centro rurale sul lago Omodeo.
L’evento si svolge nell’anfiteatro naturale alla periferia del paese dove sorge la cinquecentesca chiesa di San Costantino, che secondo la leggenda sarebbe stata costruita da un pastore di Scano di Montiferro fatto prigioniero dai Mori e liberato grazie al Santo.
“Ogni giorno che passava accresceva la meraviglia, rivelando nuovi fenomeni, manifestazioni inedite, stranezze, interi mondi dell’essere che non avevo mai sognato potessero esistere. Questa sensazione di mondi su mondi, di un paesaggio che si estende sempre più lontano, che sconfina oltre il mio sguardo e la mia immaginazione, è stata la costante di tutta la mia esistenza da neurologo.”
Moni Ovadia sta presentando in varie parti d’Italia dei concerti spettacolo in compagnia di Officina Nomade, gruppo di musicisti composto da Cristina Barzi, Sandu Gruia, Albert Mihai, Luca Pagliani, Paolo Rocca, clarinetto e Marian Serban. L’ultimo di questo sodalizio si è svolto il 17 giugno a Celleno in provincia di Viterbo.
La cantante e attrice Cristina Barzi ( bravissima ) e il suo gruppo di musicisti hanno prodotto il CD Gypsyliana nato da questo
Sento il tremore della mia penna e con essa trema anche la mia anima. Forse perché non mi sento indenne, temo ancora di sdrucciolarmi lungo il percorso; è difficile la strada che ho davanti a me… ed i miei passi non sono ancora, abbastanza, fermi.
Nadia Anjuman
salotto post litteram ESTATE [segni in forme diverse] rassegna letteraria di Arterìa
in collaborazione con la Libreria Atlantide di Castel San Pietro (BO)
Cassero di Castel San Pietro Terme, Via Matteotti, 3
1 Luglio 2008 – 4 settembre 2008
“Sto parlando di Luigi Di Ruscio, classe 1930, uno scrittore mitico per molti di noi inclini a combattere con le parole, che nonostante la lontananza geografica, sa ancora raccontare il nostro paese…prendendo di petto storia e memoria come fossero tutte al presente e vive sotto i suoi occhi in presa diretta…La parabola di questi versi racconta forse una sorta di ribelle testimonianza e condizione…e rilancia, con progressiva forza espressiva, la nuda verità di chi è in continua lotta contro il Potere e la vita, come ogni grande poeta del nostro tempo…”
Nel 1990, in occasione dei quarant’anni della morte di Cesare Pavese, il critico Lorenzo Mondo divulgò alcune pagine dei taccuini del poeta, che aveva recuperati nel ‘62 nella casa di S.Stefano Belbo e che aveva tenuto conservati per quasi trent’anni. In quella circostanza si accesero molte polemiche per il fatto che da quelle pagine inedite veniva fuori una figura di intellettuale non propriamente schierato a sinistra, per come fino a quel momento era stato considerato e di fatto era, essendo esplicitamente iscritto al PC, ma l’essenza di un uomo che metteva in discussione l’ideologia comunista. Si parlò allora di un Pavese filofascista e scrittori e critici si chiesero come fosse possibile che l’autore de La bella estate, mandato al confino da Mussolini, potesse avere nutrito un’ammirazione per il regime.
di Eleonora Bellini
Segnalo a chi ancora non la conoscesse la rivista “l’immaginazione”, bimestrale di letteratura, pubblicata da Manni Editori. La rivista, che negli anni ha acquisito una sempre maggiore autorevolezza e che dal leccese in cui è nata si è diffusa in tutta Italia anche in ambiente accademico, è diretta da Anna Grazia Doria ed è giunta al venticinquesimo anno di vita ed al numero 238.
1. Ugo Foscolo traduttore dal greco in italiano: testi e commento
(a cura di Mariateresa Biasion Martinelli)
DA ANACREONTE[1]
Sovra i mirti e fra le rose —-Sovra molli erbe odorose —-Adagiato io voglio ber. —-Deh, t’annoda al collo il manto,
Bell’Amore! E mentr’io canto,
Corri a farmi da coppier. Continua a leggere
Il Diario si deve spedire solo con Raccomandata 1. La tracciabilità (cioè il numero che forniscono alle poste) deve essere indicata chiaramente sia all’indirizzo del diario diariovdbd@yahoo.it (obbligatorio) sia nello spazio delle prenotazioni del diario (facoltativo).
Il 7 luglio alle ore 19,00, a Roma, presso la serra e i giardini degli Horti di Veio,Via Oriolo Romano n.10, sarà presentato dai poeti Maria Luisa Spaziani e Guido Oldani il libro di poesie di Gabriella Guidi Gambino Dov’è il tuo canto, edito nel 2007 dalla Passigli Editori con prefazione di Francesco Cossiga e già presentato la scorsa estate a Cortina d’Ampezzo nell’ambito della manifestazione culturale Cortina incontra.
Il quaderno-diario delle Belledonne, interamente realizzato a mano da Alessandra Pigliaru, è in formato A4. Materiali utilizzati: Cartone. Carta di cocco. Carta di cotone con inserti. Carta riciclata, carta da pacco e carta pergamena. Raffia. Colla. Fiori secchi (vari).
Al blog collettivo Via delle belle donne, perché si occupa di poesia, letteratura ed arte al femminile, proponendo testi e riflessioni di importanti scrittrici italiane contemporanee
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Alcuni di noi avevano già cominciato su poetienon , continuiamo qui ciò che si era interrotto, traduciamo Spoon River, chi si vuole cimentare, chi vuol giocare al gioco delle traduzioni, traduca un testo e lo invii alla redazione qui per la pubblicazione in questo blog. L’antologia completa si può trovare qui